Aperitivo milanese: dove e con quale stile?

aperitivo milanese

Aperitivo milanese, uno stile di vita

Aperitivo milanese? In principio fu la “Milano da bere“, il celebre spot dell’amaro Ramazzotti che, con la sincopata ritmica dei Weather Report, proiettava i milanesi anni ’80 nell’immaginario della Grande Mela. Il sogno di Milano come New York era finalmente possibile e il grande ottimismo che regnava nella “city” padana sembrava rendere tutto facile. Finanza, moda, industria della pubblicità… Carosello era appena morto e già era risorto un nuovo modo di intendere la comunicazione, con il marketing che entrava nelle case degli italiani per la prima volta e conversazioni che si facevano criptiche, tra “briefing“, “brainstorming“, “target” e “budget“. Oggi l’apoteosi di questo linguaggio, che ha sostituito l’antico dialetto meneghino della ligera, continua ad evolversi negli sketch del “Milanese imbruttito”, pagina da migliaia di likes che fotografa una certa simpatica e scanzonata attitudine del milanese medio a fare il “bauscia”, ovvero lo sbruffone.

 

L’aperitivo milanese: rito contemporaneo o tradizione?

Questa nuova attitudine al business aveva quindi bisogno di nuovi templi in cui ritualizzare la socialità. Non poteva più essere il classico bar dei padri, luogo prettamente maschile, spesso connotato da mescite incontrollate di bianchini fin dalle prime ore del giorno, vecchietti intenti a litigare giocando a carte, polverosi flipper e, talvolta, malavitosi tavoli da biliardo.
Il rito dell’aperitivo milanese aveva bisogno di essere fondato ex novo sull’idea di una Milano cosmopolita, che si pensa capitale della finanza e della creatività.
Così nacquero banconi lunghissimi, popolati da mille piatti per stuzzicare qualcosa. Non più il trinomio patatine-olive-noccioline. All’aperitivo, o meglio, all’happy hour, si potevano gustare prelibatezze degne di una cena.

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Dalle olive alla “cena” dell’happy hour

Dalla pasta condita con fresche verdure all’insalata di riso, da lussureggianti vassoi di salumi assortiti alle mille salse e bruschette per insaporire crostini appena sfornati. Fecero capolino persino le pizze e le focacce e fu l’aperitivo milanese che, per la prima volta, arrivò a fare assaggiare cibi che ancora, nei primi anni ’90, apparivano esotici e raffinatissimi. Il sushi e il sashimi sedussero ben presto il palato dei giovani milanesi rampanti che, dopo una giornata di lavoro comunque creativo, in borsa o in pubblicità, amavano slacciarsi la cravatta, infilarsela nel taschino e, perché no, ballare sulle note del nuovo sound della trip hop che tanto aveva così poche battute al minuto da non rischiare imbarazzanti sudate.

Sì perché l’aperitivo milanese era ormai diventato a tutti gli effetti un luogo metafisico dove l’happy hour poteva essere prolungata all’infinito, nel limbo di un tramonto che finiva a mezzanotte e anche oltre. Uomini e donne, insieme, per divertirsi e fare nuove conoscenze, concludere affari, creare nuove strategie… Insomma l’aperitivo milanese era conclusione della giornata e volano per il giorno dopo, un’opa sul futuro immediato.

 

A ciascuno il suo aperitivo milanese

C’è l’aperitivo giusto per ogni tipo di gusto. E naturalmente a Milano, patria della “fashion week”, non basta selezionare il bar dove si fanno i migliori cocktail, è necessario scegliere il locale più affine al proprio stile. Così ognuno troverà l’ambiente ideale in cui rilassarsi, incontrare la gente giusta e pensare con ottimismo al domani.

La nostra ricerca dedicata all’aperitivo milanese non vuole quindi essere una semplice classifica di locali, senz’altro tutti molto famosi, ma una pratica guida per capire con quale stile approcciare la serata.

 

Aperitivo milanese: 5 locali per 5 stili

 

Bar Basso

L’aperitivo milanese è nato qui, in questo grande bar arredato ancora come negli anni ’60, luminoso e lussuoso, con i camerieri in giacca bianca e una lunga teoria di cocktail che, serviti in grandi bicchieri a calice, sono considerati tra i più memorabili e fantasiosi di sempre. I celebri Rossini e Sbagliato sono nati qui e tutt’ora convivono con altre 500 proposte.
In questo bar la cravatta si ripone nel taschino. È il momento di affidarti alle cure del tuo barman preferito. Va bene lo spezzato e il tocco sportivo d’estate di una polo è gradito. La calzatura perfetta è in questo caso il mocassino, magari abbinato ad un calzino pastello, intonato a polo o camicia.

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La “pantofola Zeno” con cucitura mocassino è perfetta per lo stile casual-formale del Bar Basso

Camparino

Un tempo si alternavano Zucca e Campari nella gestione di questo bar storico, posizionato strategicamente in piazza Duomo, all’ingresso sinistro della Galleria Vittorio Emanuele. Qui era l’angolo della piazza in cui gli uomini discutevano animatamente di politica e quando la gola seccava buttavano giù un freschissimo Zucca, che oggi si definirebbe “frozen” per la caratteristica granella di ghiaccio tritato. Naturalmente il partito opposto era quello del Campari. In questo bar il bancone ne ha viste tante di olive. E non solo. Qui patatine e cetrioli acquistano un sapore diverso. C’è più gusto. Il dress code prevede il cappotto, o meglio, il paltò color cammello. Ideale se accompagnato da un bel cappello in feltro Borsalino e da una sciarpa scozzese. Le scarpe? Un paio di Derby con suola in gomma, isolante. Perché in piazza Duomo “fa frecc”.

La “Derby Trieste” è ciò che ci vuole per affrontare il freddo selciato di piazza Duomo a Milano, dove il Camparino è tappa obbligata per i milanesi doc

Milano

Nomen omen, il Milano è un locale che si caratterizza come “fighetto”, ma di buon gusto. Gli arredi dal modernariato che fanno tanto casa borghese, ampi spazi (è una ex officina), divani comodi dove sprofondare in lunghe conversazioni. È l’ideale locale di rappresentanza per il primo appuntamento. Piace molto alle donne infatti, perché è contemporaneo, smart e al tempo stesso solido e affidabile. Qui non stona il gessato, purché sia indossato da un trentenne. E la cravatta si tiene allacciata, ma solo perché non ci si è ancora stancati di portarla. E allora tra un mojito sorseggiato in mezzo a piante tropicali e una rivista d’architettura da sfogliare distrattamente, le scarpe perfette sono quelle con la doppia fibbia. Eleganti, vagamente retro. Perfette per il neo squalo della finanza e per il giovane creativo.

Un tocco retro ed eleganza classica. L’autorevolezza della “Doppia fibbia Sirmione” si abbina al modernariato di lusso del Milano

Bar Bah

Nel cuore del quartiere Isola, che oggi è indiscutibilmente più autentico dei Navigli, ha aperto da circa un anno un piccolo locale il cui nome riflette la personalità Hypster del barman-proprietario. Gli stuzzichini sono serviti su pietra ollare ed è tutto un luccicare, nella penombra, di salamini particolari e assaggi di formaggi tartufati. Il whiskey è la specialità della casa e, agli esigui ma accoglienti spazi interni, fa eco il marciapiede antistante dove e bello sostare e rifornirsi dal passavivande.
Qui la camicia resta rigorosamente fuori dai pantaloni, che spesso sono jeans. Il colore impera. La giacca è di lino verde, magari di foggia tirolese. I calzini a vista. Come calzature sono ideali le sneakers e d’inverno un polacco mountain style si potrà ambientare alla perfezione.

Rustica e vivace. Il “Polacco Aspen” è il tocco hypster per ambientarsi al Bar Bah

1930

È il “secret bar” di Milano. Trovarlo è molto difficile. Non ha insegna. E di lui si conosce solo la via, Pasquale Sottocorno, ma non il numero. Per individuarlo, si dice nelle guide, occorre scovare polverosi gatti porta fortuna orientali. Al di là di una vetrina unta e bisunta c’è una gastronomia forse cinese, forse genericamente dell’est (e velenosa). Ma per fortuna, per accedere nel magico 1930, non bisogna per forza assaggiare uno stantio involtino primavera. Basta affacciarsi e fare capire che si sa… e allora il solerte finto droghiere schiude una porticina sul fondo. E in un attimo ti trovi in un locale che sembra strappato alla memoria del proibizionismo. Gli arredi e i cocktail sono raffinatissimi e realizzati con le migliori marche. Qui è l’abito che impera. Possibilmente blu e magari con il gilet. Per coronare il sogno non c’è che un modello di scarpa: la francesina.

Le “Francesine Gorizia” con l’abito blu ti fanno sentire negli anni ruggenti a NY, come al 1930, il “secret bar” di Milano

Hai quindi trovato il tuo locale per l’aperitivo milanese preferito? Può darsi. Quello che è certo però è che quattro passi all’aria fresca, con un paio di scarpe comode, sono d’obbligo prima di girare la chiave e accendere la macchina.

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